WCF: LA STRATEGIA DELL’ “AGENDA EUROPA”

Il World Family Congress che si tiene a Verona dal 29 al 31 marzo prossimi non è solo un’alleanza di oscurantisti in preda al delirio ideologico, ma è il frutto di una strategia politica che ha alle spalle una solida organizzazione, capace di fare sistema.

Dal 2013, anno del primo incontro a Londra, è ormai un appuntamento annuale quello della cosiddetta “Agenda Europa” (il link all’articolo di Noi Donne spiega bene di cosa si tratta), un piano transnazionale per la restaurazione di una visione conservatrice e religiosa della società e per il contrasto alle politiche antidiscriminatorie, in cima alle quali brilla l’ “ideologia gender”.

Tutte le forze di destra ed estrema destra europea, sostenute in modo consistente dagli USA, sono unite in questa battaglia ideologica che la forza di questa organizzazione traduce passo dopo passo in scelte politiche che fanno cultura, radicandosi di pari passo con il degrado dell’istruzione, la frantumazione sociale e la miseria dilagante, e si trasformano in leggi, o abrogano quelle avanzate esistenti.

Željka Markić, imprenditrice croata, ex giornalista e figlia di un attivista antiabortista, è a capo di un movimento ultraconservatore dell’est Europa la cui forza cresce di anno in anno. Nel 2013, l’associazione “Nel nome della famiglia”, fondata dalla Markić, ha raccolto 750.000 firme a sostegno del referendum che ha portato a restringere la definizione di matrimonio nella Costituzione croata come unione tra un uomo e una donna.

Stando alle parole dell’attivista per i diritti umani Gordan Bosanac, dopo il successo del referendum, il movimento ultraconservatore guidato dalla Markić si è imposto sulla scena politica croata. Pur non affermandosi come partito politico, i suoi alleati ricoprono posizioni chiave nel governo di centro destra guidato dall’Unione democratica croata (HDZ). “Attraverso i loro alleati nel governo, attaccano la cultura, la società civile e i diritti delle donne”, dice Bosanac.

Antonija Petričušić, sociologa e docente presso l’Università di Zagabria, dice che le attività dell’associazione e dei suoi alleati hanno contribuito a “una de-secolarizzazione della società che si fa sempre più evidente”.

Quest’anno ha ottenuto dalla Fondazione nazionale per lo sviluppo della società civile un contributo della durata di tre anni, pagato con i soldi dei contribuenti, per sviluppare le sue attività.

Il referendum che ha avuto successo in Croazia è stato lanciato anche Slovenia e Slovacchia. Gli sloveni hanno detto no al matrimonio gay, che però è stato legalizzato due anni più tardi. In Slovacchia invece non è stato raggiunto il quorum del 50% degli aventi diritto al voto, necessario per la validità del referendum.

Inutile citare i successi di Orban ed il radicamento che sta avendo il gruppo di Visegrad, che fa il paio con il successo del belga Geert Wilders, della tedesca Alice Weidel e dell’ Alternative für Deutchland, delle posizioni sovraniste in crescita del ministro dell’interno Horst Seehofer, del prossimo semestre Ue in mano all’austriaco Sebastian Kurz. Un panorama che non fa ritenere improbabile una maggioranza populista a Bruxelles.

Dietro alla quale lavora incessantemente il sovranista Steve Bannon, i cui incontri con gli omologhi nostrani Salvini e Meloni sono stati più che cordiali.

L’organizzazione statunistense ADF (Alliance Defending Freedom) che cammina a braccetto con l’Agenda Europa, nel 2013 ha fondato ADF International, aprendo uffici in Belgio, Austria, Francia, Gran Bretagna e Svizzera, ed aumentando le risorse destinate alle sue filiali da circa 800.000 dollari nel 2013 a 2.5 milioni di dollari nel 2016.

Il WCF che si terrà dal 29 al 31 marzo prossimi a Verona non è dunque solo un’alleanza di oscurantisti in preda al delirio ideologico, ma il frutto di una strategia politica che ha alle spalle una solida organizzazione, capace di fare sistema. Ed è questa che va contrastata.

A questo link il documento in pdf dall’eloquente titoloPer restaurare l’ordine naturale. Un agenda per l’Europa“.

 

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