SGOMBERO DEL CARA DI CASTELNUOVO: OLTRE LA RETORICA, IL PUNTO DI VISTA

Migranti e richiedenti asilo del Cara di Castelnuovo di Porto, Roma, 22 gennaio 2019
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Si può discutere dei pro e dei contro dei Cara come degli Spar naturalmente, questo è il tratto distintivo di una società che si ritiene democratica, ovvero fondata sulla dialettica fra le diverse posizioni in campo. Ma questo diventa un puro esercizio di retorica, se non ci si riconosce di guardare la realtà e il mondo da un preciso punto di vista.

Quello dell’accoglienza e dell’integrazione è il punto di vista di chi lavora quotidianamente perché la popolazione migrante approdata nel nostro paese possa ricostruire la sua vita, il suo lavoro, una famiglia o un futuro attraverso un proprio talento.

Le ricadute di questa prospettiva sono molteplici: creazione di ricchezza in termini culturali ed economici, creazione di lavoro, sicurezza sociale.

Il punto di vista di chi smantella questi centri non si può definire in altri termini che di distruzione, impoverimento, caos, insicurezza. E questa non è retorica, perché mandare a casa da un giorno all’altro 120 persone impiegate nel CARA di Castelnuovo di Porto, togliere la scuola ai bambini che si stavano integrando e gli adulti dai corsi di lingua e di formazione, eliminare i servizi che li tenevano impiegati, cancellare tutte le iniziative culturali e sociali che hanno determinato conoscenza e avvicinamento con i cittadini, vuol dire creare insicurezza, impoverimento, disperazione.

Non ci sono altre spiegazioni. “Prima gli italiani” o “sicurezza sociale” sono slogan vuoti di senso dal momento che ne avrebbero solo se si continuasse a fare fronte alla migrazione con l’inclusione. Partendo da questo punto di vista si può discutere della gestione buona o cattiva di questi centri, di ciò che deve essere cambiato, migliorato, trasformato, abolito o tutelato. Fare finta che non vi sia un punto di vista se non quello delle critiche contestuali, è già avere un punto di vista. I latini lo definivano “divide et impera”.

Perché a questo smantellamento segue la legge sulla legittima difesa, il Taser, il dispiegamento di forze dell’ordine ed esercito sul territorio… e poi la schedatura degli zingari (già proposta a inizio mandato), dei clochard (già proposta da Maroni), le ronde di quartiere (idem), la chiusura regolamentata dei giardini pubblici, la restrizione delle attività all’aperto, il pagamento per qualsiasi iniziativa che occupi suolo pubblico (come se pubblico significasse Istituzione e non cittadini) … e l’elenco potrebbe continuare. 1984 versione occidentale, ovvero un po’ più furba: l’espressione continua ad essere libera. E’ più divertente del resto, tanto sono chiacchiere, non fatti.

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