Una petizione di change.org lancia l’invito a chiedere una legge che punisca chi manda online video che riprendono momenti intimi senza il consenso della persona interessata. Giusto, ma senza un cambiamento radicale della cultura che vede le ragazze e le donne ancora dipendenti dall’amore di un uomo, non ne usciremo vive.

 

Pablo Picasso – Due donne sulla spiaggia

 

“Il revenge porn è quella pratica orribile di diffusione on-line di materiale intimo senza il consenso della persona interessata. Di revenge porn si può anche morire: così infatti è successo a Tiziana Cantone nel 2016 che si è suicidata dopo che alcuni suoi video hard erano stati pubblicati in Rete a sua insaputa. In molti Paesi esistono leggi che puniscono severamente questa pratica criminale, in Italia ancora no. Unisciti a questo appello per chiedere al Parlamento di lavorare su una legge contro il revenge porn”.


Questa è la petizione
lanciata su change.org. Ma io voglio anche qualcosa di più e di diverso. Che riguarda le donne: voglio la nostra capacità di reagire, di seppellirli con una risata. Voglio la nostra voglia di divertirci, di essere consapevoli, e fiere, divertite di quel che abbiamo fatto. Sono sicura che la voglia di mandare online un video cadrebbe in un istante.


Voglio la nostra autostima
, la convinzione delle nostre scelte anche quando non coincidono con quelle dell’altro, voglio che ci riappropriamo di una cultura di libertà sessuale, laica e felice, dove il mito del principe azzurro possa essere sostituito da un incontro felice, al momento giusto, nel nostro percorso di vita. Oppure da diversi incontri gioiosi vissuti liberamente. O tutte e due le cose.


Voglio donne consapevoli e libere
, capaci di rovesciare una cultura opprimente e oppressiva, dove la speranza della felicità dipende ancora dall’altro e il riscatto da una relazione umiliante dalla giustizia.

Le leggi sono il risultato di cambiamenti culturali che hanno messo radici nella società civile, altrimenti possiamo anche ottenerle, ma il punto è attuarle. La 194 lo dimostra. Servono i nostri semi, la capacità di incarnare la diversità, la goccia che scava la pietra, per fare la differenza. Facciamo la differenza.

 

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