POTERE, VOCE DEL VERBO

Henri Matisse – La danza

 

Se c’è qualcosa di intollerabile nelle relazioni umane è l’abuso di potere di chi approfitta di una posizione di forza per soverchiare altri. Se è questa la storia dell’uomo, allora è diventato improrogabile scrivere un’altra storia.

Mi metto nei panni della donna stuprata dai due fascisti di Casapound a Viterbo, e sento i brividi dell’infamità dell’atto in sé, congiunto alla situazione che i due hanno creato, contando impunemente sulla fiducia di lei. E’ solo l’ultimo di un elenco infinito di violenze, stupri, femminicidi, che non è diverso dalla violenza con cui viene trattato chi sbarca sulle nostre coste contando con fiducia su una società più civile e si ritrova a vivere in un procile, a lavorare come uno schiavo, a sottostare alle vessazioni di un caporale, ad essere gettato ai margini di una strada perché morto di fatica.

Non è diverso dai respingimenti, non è diverso dalle fughe dalle proprie città distrutte da guerre consumate sulla loro pelle per imporre il proprio potere, non è diverso dagli esodi imposti a causa di terre desertificate dallo sfruttamento e dai cambiamenti climatici che una società basata sullo sfruttamento ha prodotto.

Non è diverso dallo sfruttamento, appunto, questione “capitale” e snodo sostanziale della soverchia con la quale uomini pretendono arricchirsi sulla pelle di altri uomini.

La società patriarcale è il terreno di coltura, perché lo sfruttamento non è solo questione di arricchimento, non è solo questione economica, è questione di potere. Per troppo tempo anche chi ha combattuto per cambiare la società si è affidato all’idea di determinare le cose ragionando solo in termini economici, rimuovendo la questione del potere, producendo come conseguenza lotte di potere intestine che hanno dissolto persino l’idea, di un cambiamento.

E’ ora di dare una svolta definitiva a questa cultura di violenza e di morte, è ora di riprenderci lo spazio umano.

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