LUCIA PEREZ, LA SOCIETA’ LIBERA LA FANNO LE DONNE LIBERE

Per chi non fosse al corrente, Lucía Pérez aveva 16 anni quando è stata stuprata, impalata e uccisa. Questa atroce violenza ha scatenato la reazione delle donne argentine che ha dato vita al movimento NiUnaMenos, allargatosi da subito a macchia d’olio fino a diventare mondiale come è oggi.

E ancora deve crescere e radicarsi, perché di fronte alla sentenza che assolve i suoi stupratori assassini come quella che hanno emesso nei giorni scorsi i giudici argentini, insieme alle donne argentine avremmo dovuto scendere in piazza tutte. Ed è qui che dobbiamo arrivare, pronte, tutte, in tutto il mondo, un istante dopo una simile infamità.

Nell’articolo precedente, meditando sul renvenge porn ho scritto che la legge non basta se non cambia la cultura patriarcale di cui la società è intrisa. E citavo la 194, legge dal ’78 eppure disattesa in tante strutture pubbliche italiane. Ma come se non fosse abbastanza, è arrivata un’ulteriore conferma: la sentenza che ha assolto gli stupratori assassini di Lucía Pérez. La legge c’era, e giustizia non è stata fatta.

Ecco perché bisogna spazzare via la cultura che produce queste sentenze. La stessa che produce gli stupri, perché è la stessa violenza patriarcale. E riusciremo a farlo solo se saremo libere noi per prime. Allora cominciamo da questo concetto: LIBERTA’. La sentenza dice che “Lei li aveva contattati il giorno prima per conto di un amico, interessato ad acquistare della marijuana”, e che – in base a delle chat con le amiche – si evinceva che non era una persona che poteva essere facilmente costretta ad avere relazioni sessuali non consensuali», che «sceglieva volontariamente gli uomini con cui andare», che dalle sue esperienze precedenti si poteva scartare la possibilità che fosse stata «sottomessa senza la sua volontà» e che aveva già avuto relazioni con uomini più grandi. Quindi «qui non c’è stata violenza fisica, né psicologica, né subordinazione, né umiliazione».

 

Allora poniamo che i presupposti siano tutti veri: lei ha contattato i due per vendere loro la marijuana, e lei è andata a casa loro di sua volontà. Anzi ci aggiungo che attratta da uno dei due, anzi dico da tutti e due, ha deciso di fare sesso con loro, proprio di sua volontà. Senza essere drogata per essere sottomessa. Niente di tutto ciò, proprio una libera scelta di una 16enne esuberante e pronta a fare esperienze fuori dagli schemi. Allora?

 

Lucía Pérez

 

Questo giustifica lo stupro? Sesso liberamente scelto, pure a tre, pure con uomini appena conosciuti, giustifica lo stupro? Io dico di no. Anzi urlo: NO! Non giustifica lo stupro, dice solo che le persone sono libere di scegliersi l’un l’altra, non che gli uomini abbiano l’impunità di poter trasformare un atto sessuale in violenza fino alla tortura, alle sevizie, all’assassinio.

 

Invece la sentenza di assoluzione questo dice: se vai con un uomo liberamente anche se non lo conosci granché devi aspettarti questo, perché gli uomini sono dei carnefici, questi sono i loro istinti. Perciò l’unica è che tu sia tutta casa e chiesa. Non lo sei? Non vuoi esserlo? E allora a tuo rischio e pericolo, perché io non posso condannare un uomo per istinti che sono naturali. Mica si ragiona con la testa, si ragiona con il cazzo. Non siamo su Marte, siamo alla clava.

 

Il comunicato di NUDM dice «due adulti che somministrarono cocaina per sottomettere una adolescente» , ma io non voglio giustificazioni che ripropongano il ruolo di vittima per ogni donna violentata e uccisa. Essere vittima è un fatto, ricoprirne il ruolo è una narrazione che ci imbriglia dentro la dinamica sadomaso di cui si nutre questo sistema violento. Invece io voglio rivendicare che Lucia era libera, e che la libertà delle donne è sacra e inviolabile, e nessuno si deve permettere di abusarle. Non c’è niente di diverso da quando si diceva “se indossi la minigonna di notte…”, semplicemente l’asticella è un po’ più in là, ma è la stessa identica trappola.

 

E devono finirci queste bestie, giudici compresi, esattamente come abbiamo preteso di andare in giro felici di tutta la nostra esuberanza e con le gambe nude, senza che questo volesse dire “stuprami”: la nostra felicità, la nostra esuberanza, i nostri corpi, la nostra nudità, sono la nostra libertà, sacra e inviolabile. Se non c’è libertà, o se la libertà che ci prendiamo viene violata, se la libertà è la colpa, questo è il virus. E loro sono i portatori. Malati.

 

 

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