LO STRIP E’ DI DESTRA O DI SINISTRA?

LO STRIP E’ DI DESTRA O DI SINISTRA?

Raccogliendo la provocazione di Vladimir Luxuria

 

Anna Maria Bruni (Liberazione – 4.9.2005)

 

Alla manifestazione del 23 marzo 2002 mi comperai una bella maglietta rosso fuoco con la scritta sono troppo sexy per lavorare: troppo divertente per non portarla! Ma il più frequente commento che ho ricevuto dai compagni e dalle compagne che mi circondano è che in effetti ‘me la posso permettere’, altrimenti, lo sguardo paternalistico che invita a contenere tanta esuberanza. E io che ci avevo letto il principio di piacere contro il principio di prestazione… Che ingenua. Ma schermaglie a parte, che ci tengono in forma, la cosa mi ha  fatto riflettere, e leggendo l’articolo di Vladimir Luxuria di domenica 4 (Lo strip è di destra o di sinistra?) la cosa mi è tornata in mente.

Siamo pervasi da un moralismo che viene da ben più lontano che non la destra e la sinistra, e ben lo racconta Slavoi Zizek nel suo articolo sul «manifesto» di mercoledì 7 (L’immunità sull’altare del peccato). Zizek, a proposito di abusi sessuali all’interno della Chiesa, parla della trasgressione come elemento rassicurante delle istituzioni ecclesiastiche: un modo con cui l’ordine costituito conserva il potere. La trasgressione, il momento di rottura dell’ordine, serve all’ordine stesso, perché sarà pagata con un più forte asservimento, pena l’esclusione dal sistema di regole date, dalla sua comunità, e smarrimento, obnubilata dalle pressioni della colpa la capacità di ascoltare noi stessi e di conseguenza la possibilità di prefigurare il cambiamento. Allora evidentemente il moralismo salva dalla paura della trasformazione, alleviandoci da ciò che a quel punto sembra costituire un problema più che una gioia, una fatica, più che la vera pace.

Questo è il quadro di un sistema liberal-borghese di cui destra e sinistra fanno parte, allo stato attuale. Perfettamente conforme alla cultura di destra, la quale sostenendo il mercato trasforma anche il piacere in prestazione, ovvero in merce da cui trarre profitto, (e quale meccanismo migliore per sostenerlo se non quel conflitto interiore tra bisogno di asservimento e voglia di trasgressione?), e la cultura di sinistra che, nel tentativo di non conformarsi, si trincera dietro un rigore morale da cui il piacere è escluso, in quanto pericolosamente associabile al mercimonio. Solo che, gettando l’anatema sull’uno per condannare l’altro, cade proprio in quell’ipocrisia che è pilastro del sistema che vorrebbe condannare. E lo strip, come nel caso che Luxuria racconta, alimenta una polemica che al di là dell’apparente conflitto, rientra perfettamente nelle regole del gioco. Dunque la domanda è provocatoria, ovviamente: non si tratta di decidere se lo strip sia di destra o di sinistra, quanto di non ridurre il piacere a merce, di liberarlo, riconducendolo al suo senso intrinseco, alleggerendolo di significati e letture che non gli appartengono, e magari affidandolo semplicemente al gusto personale. E non è poco, dato che proprio il piacere porta il vessillo di un mondo libero, dove ogni atto, liberato dalla necessità di essere fatto per un profitto, diverrebbe fine a se stesso, cioè appunto fatto semplicemente per il piacere di esser fatto. Questo è il senso del piacere in una cultura che fosse realmente di sinistra, ovvero liberata dalle coordinate in cui questo sistema imbriglia persino il pensiero. Anche quello “di sinistra”.

 

Anna Maria Bruni

 

 

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