Homless, l’ultimo ostacolo alla deprivazione totale

Ddl sicurezza. Schedatura dei clochard, la burocratizzazione della deprivazione

 

Primo via libera dal Senato con 154 sì e 114 no. Una sequela di norme per far sparire i poveri, non la povertà. Combattere l’integrazione, multare la fantasia. Tutto ciò che, in quanto umano, deborda dai limiti. Con l’aiuto dei ‘penultimi’, ronde di cittadini eletti a guardia di questa società malata

 

di Anna Maria Bruni

 

Può un governo andare in direzione opposta alle esigenze reali della società civile? In Italia è possibile. Dopo la prima approvazione in Commissione Giustizia e Affari costituzionali della Camera nel novembre scorso, il ddl sicurezza ha avuto il via libera dal Senato e, nonostante il governo sia stato battuto sulle espulsioni e la Lega in particolare soffra gli strali della Cei, (e un po’ meno quelli dell’opposizione), rimane la sostanza del provvedimento: burocratizzazione, vessazione economica e repressione. Questa la ricetta con cui il governo attuale affronta fame, povertà e bisogno.

 

I punti sostanziali del ddl

Gli  immigrati clandestini potranno essere denunciati se si recheranno al pronto soccorso, mentre pagheranno tasse per il permesso di soggiorno, per la richiesta di asilo, per la protezione sussidiaria e per motivi umanitari, che costeranno dagli 80 ai 200 euro. L’entità sarà stabilita con un decreto del Ministero dell’Economia. I clandestini che rimangono sul territorio nazionale nonostante l’espulsione rischiano il carcere fino a quattro anni. E’ vietata l’apologia o l’incitamento dell’attività della criminalità organizzata via Internet o telematica in genere, delle associazioni eversive, della violenza sessuale, dell’odio etnico, razziale e religioso. Non è più previsto il carcere per i writers, ma chi ‘imbratta’ i muri pagherà una multa, mentre chi vende bombolette spray a minorenni (con vernici non biodegradabili) sarà punito con una sanzione amministrativa fino a 1.000 euro.

 

La schedatura dei clochard

Un pacchetto di misure restrittive senza precedenti coronato dall’ultima invenzione della Lega, approvata già in prima battuta, ma sulla quale ci preme di insistere: “il registro dei clochard”. “E’ istituito al ministero dell’Interno – recita il testo – un apposito registro delle persone che non hanno fissa dimora”. Al Viminale spetta il decreto attuativo, con il quale stabilire modalità e tempi di funzionamento, che prevede inoltre, sempre su proposta leghista, l’istituzione di ronde ad opera degli Enti locali, che “saranno legittimati ad avvalersi di associazioni di cittadini per segnalare eventi a danno della sicurezza e cooperare al presidio del territorio”.

 

La soluzione finale

Ci saremmo potuti aspettare che una registrazione dei ‘senza casa’ potesse avere il fine di distribuire una social card di sostegno. Ma non è opera di Tremonti bensì di Maroni, e non è stato collegato alla finanziaria ma alle nuove norme sulla sicurezza. E’ la burocratizzazione della repressione, il primo passo verso l’abisso. I senza casa, i vagabondi, sono un pericolo, un attentato alla sicurezza e al decoro delle nostre strade, non uomini e donne a cui dare una mano per vivere. Sono numeri, un certo quantitativo, non persone che hanno perso lavoro casa parenti magari, un numero che si fa esorbitante e che deve essere fermato. Sono falliti, economicamente falliti, ovvero non sono stati capaci di vivere, di capire come gira il mondo, e perciò vanno puniti. Se fino a ieri esistevano gli ‘emarginati’ come categoria della società, sociologica beninteso, a cui rivolgere un occhio benevolo per lavarsi la coscienza senza naturalmente riconsiderare le cose dal punto di vista rivoluzionario di ‘esseri umani’, conservando quindi le categorie socio-economiche attraverso le quali organizzare una “oggettiva” visione del mondo,  è il terremoto di una crisi economica non arginata dal rigore della Politica a rivoluzionare queste vecchie categorie. La nuova destra al comando semplicemente cavalca l’evento sismico, attraversando questo trapasso storico senza dotare la Politica di rigore e di etica, ma semplicemente deprivandola di regole certe. Non c’è infatti alcuna regolazione in campo sociale né del lavoro, al contrario, è in campo una eliminazione di norme e fondi a 360 gradi, a cui fa da contraltare l’affondo giustizialista in termini di multe salatissime proprio a chi non possiede nulla, carcere, espulsioni, col supporto di cittadini armati di forconi in cerca dei “Freaks” nostri contemporanei figli di questa società malata, e di militari nelle nostre strade, così come anelano Larussa e Gasparri. Questo “comitato d’affari” degli imprenditori lo sa: l’unica è destutturare la politica a colpi di ddl che cancellino la democrazia nell’aula del parlamento e fuori, nella società. Non c’è più spazio per gli “emarginati”, vanno cancellati. Saranno deportati? Sarebbe bene saperlo. O forse semplicemente espulsi, esattamente come gli immigrati, sempre secondo il nuovo testo, e sempre dopo aver pagato una multa. Fino a 10.000 euro. In effetti espulsi è meglio, la deportazione ha un costo.

 

Una crisi economica che non data da oggi e che dopo la fine dell’Urss e la caduta del muro di Berlino, ha provocato la moltiplicazione esponenziale di manodopera precaria, una massa di poveri disperati pronti a tutto pur di trovare quell’Eldorado che gli era stato dipinto e per il quale l’Occidente, dopo essersi glorificato di questo “nuovo passo della civiltà” verso la libertà, sta erigendo ben altri muri, fatti di privazione di diritti e restrizione della libertà a salvaguardia del mantenimento del proprio tenore di vita. Ma proprio soprattutto nel senso proprio dei pochi che vanno spartendosi la torta ignorando il dilagare della povertà nostro e importato, se non per deprivare le vite della gente anche della dignità, per poi vederle azzannarsi gli uni contro gli altri per un tozzo di pane. Siamo a un bivio e non c’è più tempo, la globalizzazione può essere il collante che unisce i popoli ben oltre i confini delle nazioni, o la quarta guerra mondiale; quella che, come disse Einstein, “si combatterà con bastoni e clave”.

 

 

Roma, 5 febbraio 2009

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