GAME OF THRONES, QUANDO UN FANTASY NON ESCE DAL REALE

Ad una settimana dalla fine dell’ultima stagione del “Trono di Spade”, dopo aver assunto che siamo milioni a non aver apprezzato la parabola discendente dei nuovi episodi, metto nero su bianco quello che l’istinto mi ha fatto visualizzare da subito: siamo di fronte a un Fantasy incapace di andare oltre l’esistente. Una contraddizione in termini, praticamente.

 

Dunque, ricominciamo dal sottrarsi di Jon all’offerta d’amore di Daenerys: un mistero per l’orbe terracqueo, ma a pensarci bene a posteriori capiamo che il nostro si sottrae alla regina perché comincia a non condividerne le scelte. Da sovrana liberatrice la cara Daenerys si va trasformando in una tiranna, la cui filosofia ben nota è un’altra contraddizione in termini: liberare tutti significa pressappoco ammazzare tutti. Ma non la tua omologa (leggi Cercei, of course).

 

Di sicuro chi non la pensa come te. E anche se pensa come te che gli uomini devono essere liberi, non è libero però di pensare come. Perché solo lei lo sa. La definizione del tiranno per eccellenza, sia pure illuminato. La corruzione del potere è in scena, le sue conseguenze anche. Non manca neanche il “quoque tu” che si può leggere con chiarezza nell’ultimo sguardo di Daenerys su Jon.

 

E così, caduti i picchi estremi, rimangono i profili medi, centrali. Non che siano i mediocri, in questo caso, perché da Tyrion a Bran abbiamo due eccellenze in fatto di umanità. Ma il punto è che il profilo di Daenerys corrotta dal potere e al suo opposto quello di Jon, che rifiuta il potere per sé ma non lo rinnega (perciò non da uomo libero, ma subalterno alla “sua” – testuale – regina) rispondono a un clichét più che alle infinite possibilità di reazione. Umana reale e, appunto, fantastica. Che fa il paio con la frase, sempre di Jon, “l’amore è la morte del dovere”… ovvero anche qui, non si riesce a uscire dalla storia.

 

Perciò ecco scattare le trappole, e il lup delle dinamiche note comincia a girare. Allora immaginiamo il SE: SE Daeneris fosse stata disegnata fedele al suo proposito di liberatrice, ovvero capace di mettersi in relazione, SE Jon fosse stato disegnato capace di amare e litigare, ovvero libero, SE si fosse sviscerata la contraddizione tra potere e libertà, SE l’idea di una federazione fra stati senza un potere centrale fosse stata considerata il vero cambiamento, e SE, ultimo ma non ultimo, l’idea stessa del potere, dopo l’esperienza maturata in otto drammatiche stagioni e di fronte alla palese – e ben nota – mancanza di scrupoli di coscienza di fronte alla propria affermazione, avesse fatto giungere tutti alla conclusione che se si vuole governare si tratta più che altro di mettersi al servizio della gente, ecco allora che avremmo un Fantasy probabilmente e ancora, sì, ma “a regola d’arte”. Perché l’arte non descrive la realtà, la fonda. E questa era un’ottima opportunità.

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