DIECI DOMANDE A ZINGARETTI SUL SANTA MARIA DELLA PIETA’


Dopo una storia ventennale di elusioni e dopo i passi costituzionali fatti dai cittadini, Regione, Comune,  Municipio XIV, Citta metropolitana di Roma e Asl Roma1 (Ex RME) firmano un Protocollo d’Intesa che è una pietra tombale sull’uso Pubblico

Le interviste realizzate al mercato pubblico di zona

 

 

 

 

 

 

 

 

di Anna Maria Bruni

Il Santa Maria della Pietà, l’ex Manicomio di Roma, un complesso di 35 padiglioni immersi in un fantastico parco all’interno del quartiere Monte Mario, dovrebbe essere restituito ai cittadini. La Campagna “Si può fare” lanciata dall’Associazione Ex Lavanderia per una delibera popolare e una legge regionale al riguardo ha raccolto complessivamente 18.000 firme che hanno portato all’approvazione della delibera in Comune, e alla consegna del progetto di legge in Regione.

Che qui si è arenato. Perché la discussione, che si sarebbe dovuta tenere in consiglio regionale entro sei mesi dalla consegna (avvenuta il 27 maggio 2014), non è mai avvenuta.

Dunque, Prima domanda: Qual è il motivo reale per cui la Regione elude un atto Costituzionale, elementarmente democratico e dovuto dai fatti?

Il progetto è quanto di più unificante l’interesse dei cittadini (che hanno firmato), quello del Comune (che ha approvato la delibera) e quello della Regione (che invece ignora entrambi): un centro polifunzionale dotato di un campus come quelli universitari, residenze studentesche, spazi culturali, un ostello della gioventù, e spazi di cura per la piena attuazione della legge Basaglia. Un’idea tanto ambiziosa quanto fruttuosa poiché renderà vivo un pezzo periferico della città di Roma, farà girare l’economia locale, migliorerà i servizi del territorio e ne creerà di nuovi.

Eppure, non trova spazio in Regione… perché? Seconda domanda.

Proviamo a fare un salto indietro per ricostruire la storia:

La legge 180/1978, nota come Legge Basaglia dal nome del promotore della riforma psichiatrica, sanciva la chiusura di tutti i manicomi presenti sul territorio nazionale rovesciando la filosofia alla base dei trattamenti disumani cui erano sottoposti i pazienti delle strutture psichiatriche.

 

 

 

 

 

 

Il percorso per l’attuazione della legge è stato lungo, e solo nel 1999 il manicomio di Roma ha chiuso i battenti. Negli stessi anni un gruppo di associazioni, attivisti, cittadini del quartiere, propose un progetto di creazione di un polo culturale di livello europeo per configurare un utilizzo sociale dei padiglioni presenti all’interno del parco, e per il superamento totale del manicomio, che però la Regione, proprietaria del complesso, non prese in considerazione.

Contemporaneamente gli allora Democratici di Sinistra proponevano la nascita di un polo universitario. Nel 2000, con l’avvento del Giubileo, furono stanziati dei fondi pubblici che servirono a ristrutturare 9 padiglioni adibiti poi a ostelli della gioventù, un centro culturale, una mensa, una cappella, il centro studi dell’ASL RME.

Nel 2002 la Giunta Storace inizia a ipotizzare la sanitarizzazione dell’ex manicomio della capitale provando a inserire strutture mediche all’interno dei padiglioni. A dimostrazione di ciò, l’ASL RME inizia a smantellare gli ostelli, rimuovere gli arredi e prendere ILLEGITTIMAMENTE possesso dei locali della Regione. Illegittimamente, poiché non vi è alcun documento che comprovi un passaggio di proprietà.

Nel 2007, dopo anni di accesi dibattiti, Comune, Provincia, Regione, Municipio XIX (oggi XIV), ASL RME e Università La Sapienza siglano un Protocollo di Intesa che risolve la faccenda in maniera inequivocabile: dei 35 padiglioni totali, 18 sono assegnati all’ASL RME, 4 al municipio, 8 a La Sapienza, 4 per la realizzazione di residenze universitarie, 1 per scopi culturali. Il processo di ospedalizzazione e, conseguentemente, di distruzione della legge Basaglia ha ufficialmente inizio.

Nel maggio 2010, La Sapienza decide di non acquistare più i padiglioni adibiti ad attività universitarie, mentre successivamente la Giunta Polverini delibera la rinuncia al cofinanziamento statale che avrebbe dovuto permettere la realizzazione della casa dello studente in 4 padiglioni ristrutturati con i fondi del Giubileo. Da allora un limbo apparente, senza che alcuna progettualità possa trovare interlocutori, salvo quella della sanitarizzazione voluta dalla ASL RME, che ha avuto carta bianca nel riutilizzo del comprensorio senza alcun processo di PIANIFICAZIONE URBANA dovuto in una Centralità del PRG.

Contro tutto ciò si batte l’Associazione Ex Lavanderia. Un’esperienza che nasce dall’occupazione del Padiglione 31 (l’ex lavanderia) del Santa Maria della Pietà per richiedere l’utilizzo pubblico e culturale dell’intera ex struttura psichiatrica, con la piena attuazione della Legge Basaglia. E che in questi anni ha prodotto concerti, convegni, spettacoli teatrali, mostre d’arte, corsi per adulti e bambini; ha ospitato decine di compagnie teatrali, famiglie per le feste dei bambini e feste di matrimonio, una ciclofficina, laboratori di riuso e riciclo, un orto biologico, un parco giochi. Centinaia di iniziative dovute all’attività volontaria di tutti quelli che partecipano, con entrata a libera sottoscrizione e l’altrettanto gratuita esibizione dei tanti artisti che si sono succeduti per sostenere il progetto dell’Associazione.

Ma poiché presenza e proposta virtuose non sono bastate a scuotere le istituzioni, nel 2014 decide di passare ai fatti con la proposta di delibera consiliare e quella di una legge regionale con cui abbiamo aperto questo resoconto.

Mentre la delibera è già consegnata e si attende la discussione in consiglio che tarda ad arrivare, nel 2015 avviene lo spostamento degli uffici del Municipio XIV dal S. Maria al Forte Trionfale, per evitare di continuare a pagare un affitto insopportabile…

Ma la storia degli affitti è come quella di “Totò truffa” e della vendita della fontana di Trevi.

LA LEGGE REGIONALE 14/2008 trasferisce infatti tutti i beni ex sanitari destinati alla produzione di reddito alla proprietà esclusiva della Regione Lazio, un punto chiave per stabilire definitivamente che la ASL NON HA ALCUN TITOLO A PERCEPIRE REDDITI dai padiglioni del S. Maria della Pietà.

Tra Regione e Comune sarebbero invece possibili affitti calmierati, permute e soprattutto lo scorporo di una parte del debito ICI ed IMU che la Regione deve al Comune. L’intera sede municipale potrebbe essere collocata al S. Maria domani e senza spese.

Terza Domanda: Perché allora il Comune di Roma e il Municipio hanno deciso di regalare alla ASL RME 800.000 euro l’anno?

Spostare la sede del Municipio “per risparmiare” non è la risposta a questa domanda.

Quarta domanda: A che titolo dunque la ASL ha percepito questi affitti dal Comune?

Quinta domanda: A che titolo la Regione Lazio lascia carta bianca alla ASL?

Sesta domanda: Dov’è il processo di PIANIFICAZIONE URBANA di Centralità del PRG?

Settima domanda: Perché la Regione Lazio continua a eludere la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare?

Ottava domanda: Perché una proposta di legge di iniziativa popolare firmata da 13.000 cittadini viene oggi scavalcata con un protocollo d’intesa tra Istituzioni?

Nona domanda: Perché questo protocollo prevede la consegna di 27 su 35 padiglioni alla sanitarizzazione, che la Regione sta appaltando ai privati?

Decima domanda: Tornare all’uso pubblico del comprensorio e alla gestione pubblica della sanità, arrivando alla piena attuazione della legge Basaglia, significa redistribuire ricchezza in termini economici (creazione di lavoro), sociali (qualità di vita) e culturali (spazi dedicati). Perché le sue scelte politiche vanno in direzione opposta?

La Delibera approvata dal Consiglio Comunale nel 2015 prevedeva l’immediata istituzione di una Consulta, che permettesse il confronto tra Istituzioni coinvolte e cittadini. La Consulta non è mai stata istituita, e nel Consiglio Comunale che si è tenuto il 19 luglio scorso la Mozione Fassina, che chiedeva lo stop del Protocollo e il confronto con il Comitato, è stata bocciata e i molti presenti del Comitato non hanno potuto prendere parola (e sono stati praticamente cacciati dall’aula) perché, a detta di presidente dell’Assemblea capitolina De Vito, “bisogna rispettare le regole”. Nessun cambiamento insomma, sempre due pesi e due misure.

Il Comitato “Si può fare” e l’Associazione Ex Lavanderia comunque non mollano, e con loro tutte le associazioni sulla salute mentale – operatori e familiari, tutti gli urbanisti, e tutti i cittadini che intendono il consesso civile come indicato nella proposta di legge.

Sabato 6 ottobre alle ore 16 manifestazione in piazza del Campidoglio

Qui l’appello e le adesioni

 

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