DAL MANIFESTO A ESC, L’ABBRACCIO COLLETTIVO A BENEDETTO VECCHI

  8 Gennaio 2020. E’ una giornata bellissima, primaverile   persino nella temperatura, non appena il sole si fa più alto nel cielo  azzurro limpido. Un bellissimo regalo d’addio, per un uomo “colto e gentile”, “riservato ma disponibile sempre”, “soccorrevole”,  “un compagno”. Sono le parole di chi ha salutato Benedetto Vecchi questa mattina a Esc-Atelier autogestito, a San Lorenzo.

 

Ed è stato un saluto pieno di calore, con il cuore gonfio di dolore almeno quanto l’amore manifestato, e non solo per le parole spezzate dal pianto dei tanti compagni che lo hanno salutato, non solo perché il grande spazio di Esc era stracolmo, ma perché il microfono aperto è diventato la testimonianza dei ricordi, delle risate, delle bevute, delle soprese, dell’accoglienza, e di quanto si può essere compagni “fino in fondo”.

 

Persino nel momento del folle attentato al manifesto, quando in mezzo al trambusto più totale, Benedetto è riuscito a soccorrere l’attentatore, chiedendogli se “stava bene”. Benedetto, il compagno che ha sempre visto la via d’uscita anche nel momento più nero, che si è fatto carico della crisi ritrovandosi ad imparare tutto di come si fa un CdA, fino a portare il giornale fuori dalla crisi, riacquisire la testata, ricominciare.

 

E con lo stesso spirito è tornato sempre a ridefinire la critica dell’economia politica, ricucendo il percorso del 900 con le spinte attuali, senza perdere di vista la crisi epocale che ha frantumato tante certezze. E nello stesso modo ha saputo ricucire la sfasatura tra le generazioni, le cui teste bianche e nere stamattina si alternavano incessantemente per parlargli ancora, sepolto tra i fiori e lo striscione del manifesto, e raccontare a noi.

 

Quelli di una vita passata al giornale, e i compagni che hanno fondato Esc, conosciuti durante le lotte contro la riforma Gelmini quando erano ancora all’università, quelli dell’ “Onda anomala”. Un raccordo tra il giornale e gli studenti che è valso anche per me che li ho raccontati in lungo e in largo proprio su quelle pagine, e che oggi mi sono ritrovata ad abbracciare proprio come ho abbracciato i tanti compagni che ho attraversato, per il breve periodo al piano del giornale e per diversi anni dal piano di sopra, alla “Rivista del manifesto”.

 

Così, grazie a lui, ho risentito quel senso profondo di unità che solo un grande senso di umanità può restituire, che ha ricucito nel giornale la capacità di dare valore al lavoro e alla cultura insieme, e alle relazioni umane, una per una. Senza sconti, ma con grande capacità di rispetto e tolleranza. Tutto ciò che tiene insieme una comunità.

Grazie Benedetto, e buon viaggio.

 

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