#CONVOCATECI DAL VIVO: LA PIAZZA OTTIENE L’INCONTRO

27 Giugno 2020: segnate questa data: la manifestazione nazionale dei lavoratori dello spettacolo e della cultura convocata a Roma ha vinto la prima tappa.

 

Lavoro e cultura sono stati “convocati”. La manifestazione nazionale di ieri ha messo a segno l’obiettivo di consegnare il documento elaborato e condiviso dalle tante reti attive del mondo dello spettacolo, e ottenere un incontro per la prossima settimana.

 

Un documento che è riuscito a tenere insieme i punti “sindacali” – un solo contratto nazionale, fondo unico pensionistico, ridefinizione della cassa integrazione a vantaggio di tutti, blocco dei licenziamenti, utilizzo del FUS per pagare il pregresso di tutto il lavoro sospeso – con i punti politici: riconoscimento giuridico della figura del lavoratore dello spettacolo, riconoscimento dell’intermittenza e quindi reddito di continuità scorporato dal lavoro, riconoscimento del lavoro di formazione, inserimento della materia nelle scuole, allargamento del FUS a sostegno delle tante realtà di prossimità, revisione del sistema dei bandi pubblici, revisione del diritto d’autore ad oggi esclusiva della SIAE.

 

Districarsi nella giungla di norme legislative e regole burocratiche in cui è frammentato il settore va a tutto merito delle tante reti che hanno “studiato” e lavorato per conoscerle, per poterle combattere: Attori e Attrici Uniti, Facciamo la Conta, Zo-Na Rossa Focolai Culturali, E-come Eresia, Professionisti dello Spettacolo e della Cultura – Emergenza Continua, e poi Autorganizzati Spettacolo Roma che insieme alle CLAP stanno organizzando uno sportello legale, e hanno addirittura proposto l’istituzione di una cassa a sostegno di chi è più in difficoltà.

 

Diverse sono ancora le criticità da sciogliere, per esempio la questione scorporo tra Inps ed Enpals e il ripristino di quest’ultima, fra i punti del documento, perché sono molti i contributi versati all’Inps per spettacoli o lavoro di formazione passati come “collaborazione occasionale”, o anche “coordinata e continuativa” che non figurano quindi come versamenti contributivi da lavoro dello spettacolo, così come per tutte le partite Iva che ad oggi sono alla stessa stregua di un idraulico o un imbianchino.

 

Non a caso al patetico bonus di 600 euro previsto dal decreto Cura Italia come toppa ai mancati guadagni o stipendi, seppure ottenuto con sole 7 giornate di versamento contributivo dalle 30 inizialmente previste, non ha avuto accesso chi pur lavorando continuativamente ha avuto versamenti diversi dall’Enpals. E qui si apre non solo il tema dello spettacolo pagato come “collaborazione”, ma anche e ancor di più per numeri quello della formazione, con il quale tanta parte di attori e artisti riesce a fare di questo il suo mestiere.

 

Ma non riconosciuto. Dunque è un fatto: è il sistema che deve cambiare, il sistema con cui è concepito il lavoro, il sistema che relega la cultura agli ultimi posti, pur traendone non pochi profitti (il 16 % del Pil) e divertimento, arricchimento e benessere. Ma quando si tratta di pagare, di tutelare, si gira dall’altra parte. Un sistema che va avanti da troppo tempo, e che in effetti riguarda l’intero mondo del lavoro e della cultura. Basta pensare alla situazione in cui versa la scuola.

 

La brusca frenata imposta dal Covid19 ha acceso un faro su tutto questo, illuminando falle storiche diventate baratri d’ingiustizia tra il privilegio di pochi e il peggioramento di condizioni già difficili di tanti; dunque questa è l’ occasione per invertire definitivamente la rotta.

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